PAGINA DELL'ARTISTA ALESSANDRO MAIO

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Idea in fase REM

 

   
   

Alessandro Maio inizia a dipingere dopo avere frequentato per diversi anni l’ambiente del collezionismo di arte contemporanea.

Non segue corsi specifici ma attinge dalla propria esperienza e dalla conoscenza diretta di diversi Maestri d’arte, con molti dei quali ha rapporti di stima e amicizia.

E’ consigliere artistico del Comune di Torrenova (Me) Nel 2014 cura la mostra antologica del maestro John Picking, presso la Gadam di S. Marco d’Alunzio (Me).

Ha esposto in diverse collettive ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti dalla critica. Oltre a Vittorio Sgarbi, di lui hanno scritto: Paolo Levi, Daniele Radini Tedeschi, Felicia Lo Cicero.
 

 

CRITICA

Neo-vorticista. Così a scambiare il mestiere de critico con quello dell'incasellatore, eventualmente anche attraverso l'uso di terminologie coniate per l'occasione, andrebbe definita la pittura di Alessandro Maio, e la classificazione non farebbe una grinza. Chi erano i "vorticisti"? Meglio ricordarlo a beneficio dei miei lettori, temo non pochi (si tratta del resto, di conoscenze già di tipo specialistico), che non lo sappiano. Erano i futuristi inglesi, fra i primi, insieme ai "raggisti" russi (Larinov, Goncarova, Malevic), a raccogliere in campo internazionale l'impetuoso vento di rinnovamento promosso dal movimento artistico di Marinetti e soci. Il termine identificativo del gruppo inglese viene dal poeta Ezra Pound, americano di nascita, ma londinese di formazione, che, leggendo Boccioni, individuò nel dinamismo emotivo del vortex l'archetipo più esemplificativo dell'ispirazione futurista. In realtà, malgrado le affermazioni contrarie di Windham Lewis, loro maggiore esponente, il vorticismo sembrò avvicinarsi alle geometrie rettilinee del cubismo, che regolarizza in senso cromatico e volumetrico, anticipando per certi versi il costruttivismo, piuttosto che ai caos multidirezionali del futurismo. Con lo scoppio della Grande Guerra, tutti al fronte, e addio al vorticismo: Lewis, salvandosi, si dedica soprattutto alla scrittura, mentre lo sculture francese Henry Gaudier, il messia selvaggio osannato dal cineasta Ken Russell, che credeva come Marinetti, al delirio dell'igiene dei popoli", cade in battaglia. Lascia, prima di morire, un resoconto dell'esperienza bellica in cui dice, fra l'altro: "con tutta la distruzione che si produce attorno, nulla è cambiato... La vita ha la stessa forza... E' dal vortice della volontà, della decisione, che si parte". Se per gli esponenti storici del movimento, castrati inesorabilmente dalla guerra, il vortice era rimasto, più che altro, un riferimento ideale, da intendere come correlativo simbolico di una disposizione dell'animo, in Maio, vorticista cento anni dopo, chissà fino a che punto malgrado se stesso, assume il carattere che sarebbe dovuto essergli proprio fin dai tempi di Lewis e Gaudier: è cifra peculiare, costruttiva di insiemi che si manifestano secondo innumerevoli varianti compositive che cattura e concentra nella sua struttura arricciata, allo stesso modo chiusa e aperta rispetto al campo in cui agisce, la molteplicità delle forze dinamiche che l'attraversano, trovando in tal modo, anche la giusta relazione formale con la radice in cui tutto è partito, il Futurismo, l'originario, quello di Boccioni e Balla in special modo, ma anche quello della seconda stagione, se si pensa per esempio, a come certi "grappoli" di Maio possono ricordare analoghi espedienti di Umberto Mastroianni. Certo cento anni dal Futurismo e dal Vorticismo non sono passati invano, l'immaginario visivo di Maio ha avuto modo di nutrirsi anche di altre suggestioni avanguardistiche, non necessariamente in direzione parallela alle prime: soprattutto, direi, l'astrattismo di Kandinskij, fra le impressioni e le prime composizioni (in anni, quindi, coincidenti con quelli di Boccioni, Balla, Lewis, Gaudier), e in misura minore l'informale tachiste, Ma il lato più originale della pittura di Maio, dovessimo escludere i titoli delle opere, talvolta curiosamente imprevedibili (come quel Benedetto XVI la scelta, solenne ed enigmatico), sta in altro, l'associare la modularità vorticosa appena esposta, di indubbia natura astratta, ad un elemento architettonico dal marcato spessore tridimensionale (ora un pilastro, ora più ricorrentemente, lo strombo di un architrave o di un telaio di finestra), per quanto la sua trasparenza finisca per ridurre drasticamente qualunque possibilità di proposito realistico. Cosa sono quegli strombi, che funzione vogliono avere rispetto alle nubi di vortici retrostanti, che già sarebbero sembrati in grado di cavarsela per proprio conto, senza bisogno di altro ausilio? Probabilmente, a sentire le parole dirette dell'artista, vogliono rimarcare il processo alla base della creazione astratta, il superamento progressivo della dimensione materiale a vantaggio di quella spirituale, come se una porta aperta ci indicasse il passaggio obbligato da un punto a un altro. Davanti c'è ancora segno del terrestre, quando dietro, a dominare, c'è solo il cielo dell'immaginazione lirica. Sta a noi, se il viaggio proposto da Alessandro Maio ci alletta, spiccare il volo.

Vittorio Sgarbi

 

Opere Informali di forte espressività. Si tratta di composizioni dove il dialogo cromatico, pur lasciando spazio alla limpida luminosità crea sovrapposizioni tonali che implica pulsioni emotive (Protagonisti dell’arte 2014 EA editore pag.528)

(Paolo Levi)

Alessandro Maio procede attraverso la rappresentazione del concetto di quadro, cornice, passepartout, ponendo il raffigurato entro linee rette che dovrebbero contenerlo. E' tutta una ricerca tra contenuto e contenitore che si attua attraverso una armonia coloristica che si determina tra toni bui, tra linearismi ondulati parvenze morbide e sagomate alternate a cerchi, tondi e punti. Il dinamismo

della composizione perciò si basa proprio su questa differenza, su questo chiasmo tra retto e attondato, rigido e mosso, fermo e dinamico.

(Daniele Radini Tedeschi)

TESTI D’ARTE

“TILTESTETICA” a cura di Daniele Radini Tedeschi, editoriale Giorgio Mondadori 2014. pag. 62,-551

“PORTO FRANCO” gli artisti sdoganati da Vittorio Sgarbi. A cura di Vittorio Sgarbi, EA Editore 2014 pag.226-227-228-229

“LAST PARADISE” a cura di Daniele Radini Tedeschi. Editoriale Giorgio Mondadori

 

PRINCIPALI MOSTRE COLLETTIVE

Ars Tauromenitana giardino di palazzo Corvaja, Taormina (Me) Maggio 2011.

Arte contemporanea dipinti grafiche e sculture di artisti storici del secondo '900 Italiano e artisti contemporanei Palazzo Ceramico Caltagirone (CT) 14- 29 Luglio 2012.

“Contempory Art Talents Show Expoarte Genova 2013, IX mostra

mercato d’arte moderna e contemporanea, Genova 15/18 Febbraio 2013. Con la galleria

Artcenter di Adrano CT

“100 sfumature di grigio galleria “collezione Saman” via Giulia 194 Roma 2- 10 Marzo 2013

Vernice art fair undicesima edizione fiera di arte contemporanea e moderna. Forlì

22-24 marzo 2013 Stand galleria collezione Saman Roma

Gesti Oltre artisti storici e contemporanei dialogano e si confrontano. A

cura di Giuseppe Filistad Taormina (Me) ex chiesa San Francesco da Paola - sede provvisoria Museo archeologico - 12/21 Aprile 2013

Transizione permanente artisti storici del secondo 900 italiano e artisti emergenti

a cura di Felicia Lo Cicero. Gadam S. Marco D’alunzio 10 Nov. 15 Dic. 2013

Expoarte Padova con la galleria Arone & Arone di Locri Rc 15-18 nov. 2013

Triennale di arti visive a Roma padiglione Nazionale Università

La Sapienza a cura di Daniele Radini Tedeschi Inaugura Achille Bonito Oliva 1-13 Giugno 2014

Porto franco 101 artisti sdoganati da Sgarbi a cura di Vittorio Sgarbi, Villa Castelnuovo

Palermo dal 28.giugno al 5 Luglio 2014

Last paradise gran finale dell’esposizioni di arti visive a roma 2014 Chiostro del Bramante

Sezione Dell’Estetica Paradisiaca a cura di Daniele Radini Tedeschi Inaugura Philippe

Daverio. Dal 21 Novembre al 3 Dicembre 2014

MOSTRE PERSONALI

Gadam Civica Galleria Antonino Meli S. Marco d'alunzio (Me) dal 28 Settembre al 19 Ottobre 2014.

Museo d’arte contemporanea “Armando Penna” Messina Ottobre 2014