PAGINA DELL'ARTISTA MAURO DECIO COMETTI - Decio

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HomoMalenko : Autoritratto

 
   
   

Mauro Decio Cometti, cercatore di sogni, vivo e lavoro a Torre di Santa Maria (SO) il mio studio, la caverna, si trova in via Risorgimento,8.

I primi contatti con il mondo della pittura risalgono alla metà degli anni 70, disegnavo e dipingevo con furore sconsiderato. Durante quel periodo lo zio Corrado, uomo lungimirante, mi regalò la mia prima cassetta completa di colori a olio, pennelli e spatole. Fui preso dal contagio del suo entusiasmo. Il demone della pittura mi prese e non mi lasciò più.

I lavori realizzati in quegli anni, appaiono del tutto istintivi, privi di continuità e di ricerca. Trattano svariati temi riferiti all’uomo: la vita, l’avvelenamento della terra, il futuro, i sentimenti, l’autodistruzione, la morte. I lavori sono realizzati con diverse tecniche, olii, smalti, acrilici ecc. Anche i supporti variano, masonite, tela, metallo, formica. Il tutto orientato alla sperimentazione.

Con il passare degli anni e il naturale susseguirsi delle vicende umane, in base a come ti tratta la vita, l’impegno e la passione per l’arte hanno vissuto momenti di grande entusiasmo alternati da lunghi periodi di riflessione.

Dal 1987 la mia attività artistica ha subito una svolta decisiva. Il dipingere divenne più costante e consapevole, risultato di ricerca e studio che mi hanno permesso di utilizzare al meglio creatività e fantasia. Da queste esperienze nascono; ” i sogni” e i ” vuoti”.
 

 

CRITICA

Mauro Decio Cometti ha un innato dono, utile al buon vivere, quella capacità di tenere nettamente distinte la sfera della razionalità, il suo mondo di relazioni famigliari e sociali, da quella dell’emotività, delle riflessioni intime, della fantasia lasciata libera di scorrere senza argini, tutto ciò ne farebbe già una personalità compiuta e soddisfatta. No, non basta. Possiede anche una chiave con cui apre e si richiude alle spalle un cancello mentale oltre il quale si trova l’opposto, la sua pittura. E non paesaggi di carattere oleografico o nature morte, perché fin dagli inizi fu subito surrealismo.

Il primo lungo periodo della sua pittura è stato nel segno di Dalì, da cui ha tratto stilemi e simboli riadattandoli alle proprie peculiari intuizioni, che rimasero però ancora a lungo costrette entro canoni altrui. Seguirono ulteriori influssi da Martinetti a Picasso, da De Chirico a Baj.

Fu comunque un utile apprendistato di stili e tecniche pittoriche, l’acrilico in specie.

Intanto andavano delineandosi alcuni caratteri precipui che si sarebbero sviluppati successivamente. E’ il periodo delle terre desolate, paesaggi crudi privi di simbologie surrealiste, eppure più inquietanti, preludio alla serie delle montagne, una delle più riuscite. L’uomo qui vuole farsi montagna, trasmutare il corpo in roccia, granito, nella ricerca

di un’impossibile eternità.

Poi l’incontro fondamentale con l’arte di Giulio Romano, gli affreschi nella Sala dei Giganti di Palazzo Tè, che porta un forte cambiamento nella sua pittura, liberatorio da molti schemi fin qui adottati. Ampliamento dei volumi, delle masse corporee e di conseguenza l’utilizzo di supporti dalle dimensioni maggiori. A tali caratteristiche si possono ricondurre gli affreschi e gli oli su parete: “Alluvione 87, “Cantico dei Cantici” nella Chiesa di Tornadù a Torre, “La Morte” e la “Deposizione”, realizzati nell’oratorio di Novate Mezzola. Scenari danteschi.

Infine i dipinti più recenti, una pittura “orfica”, immagini che come le parole in poesia hanno un potere magico ed evocativo. Così nel bosco incantato al Punt di buri”, dove numerose presenze si celano e si svelano misteriose, sempre sul punto di scomparire e riapparire. La realtà si fa sogno, il sogno ridiventa realtà in una dimensione ciclica, permeata, d’istintiva primigenia religiosità. La ricerca dell’eterno che nell’uomo divenuto roccia era violenta, titanica, qui si mitiga nella perenne rinascita di anime sognanti.

L’originalità di tematiche e stili è ora più compiuta, più matura.

Fabrizio Ceriani Aprile 2004

 

Sono andata a Torre di Santa Maria a visitare lo studio di Mauro Decio Cometti, in arte Decio. Entriamo in una grande e luminosa stanza con tantissime opere di medio e grande formato, ordinatamente allineate, che rappresentano tutti i suoi temi preferiti che ci illustrano, come in una galleria privata, le sue eterogenee ricerche.

Decio, infatti, ha seguito un lungo e progressivo percorso, passando attraverso varie fasi di sperimentazione, come il dripping, l’astratto, il surreale, il metafisico e il figurativo, rendendo visibili le sue molteplici ricerche, sia dal punto di vista tecnico che da quello compositivo. E’ un’artista sempre pronto a mettersi in gioco, molto estroverso nella sua espressione pittorica, aperto a nuove esperienze e ricerche per potersi ritenere abbastanza soddisfatto. Questa sua grande passione traspare dalle sue opere, alle quali dedica tutto il suo tempo libero.

In una parte dello studio il suo tavolo da lavoro è ingombro di tavolozze, pennelli e colori ed è affiancato da un cavalletto che sorregge una delle sue ultime fatiche. Un’opera divisa in più parti, come un trittico trecentesco, presenta l’ultima novità della sua instancabile ricerca artistica.

Decio, ci confida di approfondire già da diverso tempo il concetto relativo ai “vuoti”, definendo che “..il vuoto è l’essenza, tutto il resto contorno”. Questa sua ricerca è iniziata dopo aver conosciuto, in occasione di una esposizione, il pensiero e l’arte dello scultore giapponese “ Kengiro Azuma“. Il vuoto, oltre che rappresentazione grafica, inteso anche come silenzio e meditazione.

Mentre la scultura toglie materia per fare emergere il soggetto, la pittura invece ne aggiunge, quindi ha pensato di lasciare il soggetto vuoto e riempire il contorno. In questo modo il vuoto diventa pieno e parte principale dell’opera.

Nel suo studio notiamo in evidenza, appese alle pareti, molte frasi significative come: “nel vuoto si annida l’essenza delle cose”, “..Il vuoto è indistruttibile”, “…I pittori vivono per guardare e hanno il cuore a forma di occhio”, “…esseri fragili, trasparenti, eterni, sparsi per tutto l’universo…..”. Sono parole intense, che fanno riflettere e lo ispirano mentre lavora.

Già in occasione di una sua mostra personale l’artista aveva intuito la necessità di indagare sui “vuoti” dichiarando che, se è possibile rappresentare i sogni trasformando i ricordi, le sensazioni e le emozioni in colori, loro, i vuoti, dovrebbero essere l’opposto, la mancanza di sogni, la rappresentazione della cruda realtà. Invece, nelle sue opere i vuoti sono spazi racchiusi dalla materia e pronti per essere riempiti dall’immaginazione. Quindi i vuoti vanno oltre i sogni, “…..sono spazi ancora da sognare”.

Molte opere di Decio sono dedicate alla montagna, soggetto che lo circonda e quindi necessariamente lo ispira, partendo dalle diverse rappresentazioni dei suoi ghiacciai, a quelle di una sua trasformazione antropomorfa, surreale e magica.

L’artista quindi, nella sua arte, ama molto interagire con gli elementi naturali che ammira intorno a se, osservandoli nello scorrere del tempo e delle stagioni, piegandoli al suo volere, ed a una sua personale ricerca.

Prof.ssa Anna Maria Goldoni Giugno 2005

 

Originale artista della Valmalenco, silenzioso e profondo. Mauro Decio Cometti. Il suo mondo irreale, fantastico, comincia con una serie di opere elaborate con colature scintillanti di smalti su tavola, dai colori accesi, dove convivono felicemente figurazione e informale.

Uno di questi quadri è particolarmente significativo per Decio. Poiché rappresenta trasfigurato nei suoi ricordi di infanzia, un bosco in montagna. Il bosco incantato “al Punt di buri” dove da bambino si recava con i nonni che gli facevano ammirare questa natura solitaria in apparenza, ma in realtà abitata da ogni sorta di animali che vivono in questo magico bosco. Forse il contatto diretto con le bellezze eterne della natura, è stato in parte una delle sue prime ispirazioni verso l’arte di dipingere.

Dopo questa serie di lavori, segue un periodo di transizione particolarmente attraente, che lascia ad ogni tema la sua parte di mistero. E’ occupato da visioni surrealizzanti, soprattutto di eventi religiosi, quali “la Morte” immagine stilizzata del passaggio dalla vita terrena a quella spirituale, e altri, tale quello biblico di “Giuditta e Oloferne”, o quelli della “Fuga in Egitto” e “Adameva”, dove il disegno costruito si sposa con tonalità vive, ma sempre marcate da una certa austerità, trattati con il suo stile essenziale, che ne evidenzia la meditazione precedente.

Infine più vicino nel tempo, troviamo il ciclo dei cosiddetti “vuoti”, dove tutto è lineare ma intenso, dove figure enigmatiche dai volti senza fisionomie definite, s’impongono con una grande presenza fisica nonostante la semplicità del loro aspetto, seducenti appunto per la loro semplicità.

Del resto tutta l’opera di Decio è basata su una riflessione che esclude categoricamente fronzoli inutili, e che per questo si imprime fortemente nella nostra memoria. Molto impressionato anche dalla tecnica del mosaico, l’artista trasporta in alcuni suoi dipinti questa passione come nell’omaggio a Tamara de Lempicka, icona splendida degli anni Venti.

Ricordiamo inoltre le pitture murali nel nuovo Oratorio di Novate Mezzola, eseguite nel 2001, da questo artista, la cui ispirazione fervente è servita da una tecnica agguerrita.

Donatella Micault  Maggio 2006

 

MOSTRE

SONDRIO – Palazzo della Provincia – Aprile 1975

CHIESA IN VALMALENCO (SO) – Palazzo Scolastico – Agosto 1981

SONDRIO – Palazzo della Provincia – Giugno 1983

ALANNO (PS) – Villa Alessandra – Settembre 1984

LUGANO (CH) – 30° Fondazione “Controvento” – Luglio 1985

MORBEGNO (SO) – Chiostro di S .Antonio – Settembre 1998

DOMASO (CO) – Villa Camilla – Settembre 1999

SANREMO (IM) – Permanente presso Rist. “Il Gabbiano” – 1999/2003

LOCARNO (CH) – 54° Festival Internazionale del Cinema – Agosto 2001

ARMA DI TAGGIA (IM) – Villa Boselli – Aprile 2002

SONDRIO – Palazzo Pretorio – Aprile 2003

CHIAVENNA (SO) – Palazzo Pretorio – Maggio 2006

MANFREDONIA (FG) – L.U.C. Lab.Urbano Culturale – Maggio 2011

FOGGIA – Palazzo Dogana, sede della Provincia – Giugno 2011

ROMA – Teatro Studio “LoSpazio” – Giugno 2013

OPERE PERMANENTI


TORRE DI S. MARIA - Chiesa di S. Francesco – Dipinto a olio su muro – Estate 1997
NOVATE MEZZOLA (SO) – Oratorio dipinti a olio su muro – Agosto 2000


DIPINTI REALIZZATI PER IL SANTUARIO ” LAURETANO” IN TRESIVIO (SO)
” La Samaritana al pozzo” – Olio su tela cm 245×170 – Agosto 2004
” Fuga in Egitto” – Olio su tela cm 245×170 – Maggio 2005