PAGINA DELL'ARTISTA DARIA PICARDI

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Verso la luce

 

Daria Picardi

 

Si è laureata in Architettura all’Università “La Sapienza”, a Roma.

Durante gli studi liceali ed universitari ha frequentato l’atelier di Carlo Socrate.

Dal 1967 ha sviluppato la sua ricerca pittorica ed ha esposto in personali e collettive.

Dal 2003 - fa parte dell’Associazione “Studi Aperti” patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 

 Mostre

 2004 - mostra “Volario” al Museo Civico di Zoologia di Roma;

         - premiata alla III edizione del Premio Nazionale di Pittura “Città di Fondi”.

2005 - personale antologica “Realismo sentimentale” a cura di Stefania Severi alla Basilica di Santa Maria in

            Montesanto a Roma;

        - “Premio Italia per le Arti Visive” del Comune di Capraia e Limite;

        - realizza un’opera sulla Natività per il calendario 2006 della Pia Unione del Transito di San Giuseppe.

 2005 e 2006 – premiata alla sezione Arti Visive della XXIII – XXIV edizione del “Premio Firenze”.

 2007- 2008 2009 - in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore,  patrocinata

                                 dall’UNESCO, partecipa alle mostre alla Biblioteca della Camera dei Deputati con: “ Opere in

                                 bianco”, “Opere d’Acqua”, “Hortus conclusus”.

 2008 - presenta alcune opere al Convegno “L’Arte al Femminile”, presieduto dal Prof. Francesco Sisinni all’Accademia

            Nazionale di San Luca.

         - collettiva “L’arte declinata al femminile” all’Associazione I Piemontesi a Roma

 2009 - mostra “Arte in Verità” al Complesso Monumentale della Bocca della Verità a cura di Nicolina Bianchi editore

         - mostra Internazionale di Arti Visive a Palazzo Barberini a Roma a cura di Nicolina Bianchi editore

 2011 - 55° Salon International Béziers (Fr) 2011 a cura di Sabrina Falzone

         - premiata al XXIX Premio  Firenze – Europa “Mario Conti

       - Inserimento Gold  nel Portale degli Autori e degli Artisti  www.ipaa.it

        - premiata alla 6° edizione Premio Internazionale Arte Laguna

 2012 -premiata al XXX Premio  Firenze – Europa “Mario Conti

 2013 - L’opera “Camion di profughi” 2011 è stata  selezionata e pubblicata sulla Rivista “EffettoArte” diretto da Paolo

           Levi (gen–febb. 2013).

         - Selezionata per la mostra dal titolo “Oltre” presso la Galleria Wikiarte a Bologna

         - Selezionata da Internazionale Italiarte 2013 edizione MONDO per la Mostra Internazionale – al Künstlerforum

           Bonn .

         - Selezionata  per il Concorso d’arte CAM_ARTE  St’ART Play dal Comune di Roma, Biblioteca Raffaello.

       - premiata alla 7° edizione Premio Internazionale Arte Laguna

 Roma, maggio  2013

 

Critica

“Il realismo sentimentale di Daria Picardi”

Il percorso artistico di Daria Picardi è ritmato da un’alternanza di periodi di costante dedizione all’arte ad altri più rarefatti, per varie circostanze di vita. Ma non è venuta mai meno in lei la consapevolezza di essere pittrice da cui non l’hanno fatta recedere né la laurea in architettura, che faceva presagire un’attività professionale specifica, né le problematiche familiari di cui le donne in particolare sono solite caricarsi. E’ comunque anche molto frequente il caso di architetti pittori per quel comune sentimento dell’arte che lega pittura e architettura che, non a caso, in passato costituivano una categoria unitaria. Michelangelo docet. E’ altresì vero che la formazione universitaria ha lasciato una traccia ben visibile nella pittura della Picardi, soprattutto nell’uso dell’impianto prospettico, nella rigorosa impaginazione compositiva e nell’attitudine sistematica allo studio, da quello per la resa delle ombre a quello dell’anatomia umana, nei gradi che vanno dalla grafite all’acquerello per giungere all’olio su tela.

Classica è definibile la sua produzione in relazione sia ai “generi” predominanti (paesaggio, veduta, natura morta di frutti e fiori, ritratto), sia ai parametri estetici adottati, quali simmetria, ponderazione e proporzione. Tuttavia nella sua opera non ci troviamo di fronte ad una altrettanto classica mimesi idealizzante né, del resto, ad un realismo tout court. Tutti i soggetti della sua pittura sono investigati con affettuosa sollecitudine e resi al meglio pur senza snaturarli. E’ questo sguardo d’affetto l’elemento che emerge nell’analizzare l’opera nel suo insieme. I volti conservano certo la fisionomia della persona ritratta ma l’artista, con sguardo d’amore, li ha come addolciti. I paesaggi e le vedute di Roma, pur nella loro verità oggettiva, sono ammantati da una luminosità particolare. Si potrebbe quasi utilizzare, per questi dipinti, la definizione di “realismo magico”, già coniata da Massimo Bontempelli per quel gruppo di pittori da Ferruccio Ferrazzi a Carlo Socrate, da Riccardo Francalancia a Edita Broglio, da Francesco Trombadori ad Antonio Donghi, attivi a Roma a partire dagli anni Venti e Trenta.

Il riferimento a Bontempelli, del resto, è suggerito da un importante dato biografico della pittrice: l’aver appreso la pittura proprio da Socrate. Era infatti ancora una studentessa liceale quando Carlo Socrate l’accolse tra gli allievi che frequentavano il suo studio a Villa Strohl-Fern. Anni decisivi furono quelli per la Picardi che dette prova di una eccezionale propensione per la pittura, anche senza la preparazione di base, dal momento che frequentava il Liceo Classico. Ancora oggi un gruppo di oli, tra i quali l’interno e il porticato esterno dello studio del Maestro ed una veduta della villa, testimoniano di quegli anni. Opere mature, nonostante la giovane età, che dimostrano già una scelta di campo, nella preferenza di colori tenui e gessosi e nella resa delle atmosfere, silenti e rarefatte, vive e palpitanti non già per la presenza delle persone ma per quanto esse hanno lasciato nel loro passaggio.

E’ interessante notare che la Picardi, dopo essersi già presentata al pubblico con grande apprezzamento anche di critica, alla scomparsa del suo maestro, nel 1967, ha ripiegato in se stessa rimanendo lontana dalle mostre per lunghi anni. Esigenza di elaborazione del lutto per un personaggio così significativo per la sua storia d’artista?  Fatto sta che la Picardi è tornata al suo pubblico quando, non più allieva, si è sentita completamente autonoma. E questa autonomia si evince dal sottile cambiamento della sua pittura da “realismo magico” a “realismo sentimentale”. Bontempelli diceva: «Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo, e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, attraverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la vita nostra si proietta …In questo senso l’arte deve dominare la natura, in questo senso abbiamo parlato di ‘magia’, e abbiamo chiamato l’arte nostra ‘realismo magico’». Tale definizione è solo in parte applicabile all’opera della Picardi, perché quella stessa ‘precisione realistica dei contorni’ e quella ‘solidità di materia ben poggiata sul suolo’ non sono rarefatti da un’atmosfera di magia bensì da un caldo sentimento d’affetto. Daria Picardi ama la sua Roma, ama i familiari e gli amici che ritrae, ama quei frutti che mette sulla sua tavola, ama la vita in tutte le sue manifestazioni. Lavorando rigorosamente dal vero, tra lei e l’oggetto da rappresentare si instaura quel legame sentimentale che addolcisce il reale senza però idealizzarlo.

Analizzando l’opera della Picardi per soggetti, va propedeuticamente sottolineato che la sua mano è sempre perfettamente riconoscibile, per l’uso prevalente dei colori freddi animati da tonalità di fondo rosate, per la predilezione verso il quotidiano offerto sia dai volti di figli ed amici, sia da angoli di Roma che nessun tour operator inserirebbe nel suo cammino, sia da fiori e frutti presenti nelle nostre case e senza nessuna pretesa di esotismo.

E’ interessante l’importanza che l’artista assegna all’ambiente di cui registra, scrupolosamente, non solo lo spazio e gli oggetti in esso collocati, ma soprattutto la luce, con uno scrupolo di matrice impressionista.

Riguardando ai ritratti del figlio e della figlia, i complessi piani del fondo, siano essi definiti dalla parete e dai divani o dal vetro di una finestra aperta con tutti i suoi riflessi, sottolineano il temperamento dei due giovani e ne tradiscono la pensosità. Anche nel ritratto di Lucio Battisti (1998) determinante è il fondo, qui offerto non già da uno spazio fisico, ma da una ripresa della figura dell’artista, a sottolinearne la complessa personalità.

Di Roma Daria Picardi ama tutto, anche le zone apparentemente meno interessanti e marginali ma nelle quali lei scopre il fascino e il mistero, come le archeologie industriali presso il Ponte dell’Industria dove, nel 2000, ha immortalato intonaci scrostati dal tempo e un verde inselvatichito che d’ultimo sono stati azzerati da restauri discutibili. Il suo sguardo ama abbracciare ampie zone tentando talvolta la resa panoramica, sia attraverso serie di dipinti in sequenza sia vere e proprie ampie vedute come in “Roma e il suo fiume” del 2003, che abbraccia da Ponte Milvio a San Pietro, con ripresa dalla terrazza dell’Osservatorio Astronomico di Monte Mario.

La natura morta, o meglio la natura silente come la chiamava De Chirico, rappresenta per la Picardi una sorta di esercitazione di stile, come dimostrano le composizioni plurime dello spesso soggetto, quali “Le pere” del 1989, o le ricerche tono su tono come i “Peperoncini” del 1998, in cui il rosso dei peperoncini affoga nel rosso del fondo.

Non mancano nell’opera della Picardi anche temi sociali e religiosi, come “I bambini ci guardano: speranza e redenzione” o “Ave Maria” realizzato per commemorare il 150° anniversario della promulgazione del Dogma dell’Immacolata Concezione. Queste opere nascono da una meditata analisi del tema che si evince dalla complessità compositiva. Il “metodo” dell’artista è sempre e comunque lungo e laborioso. E se per il paesaggio, il ritratto e la natura morta ella adotta scrupolosamente la ripresa dal vivo, per queste opere, frutto di una elaborazione concettuale, affida ai singoli elementi, dal filo spinato alle espressioni dei volti, dalla gamma cromatica alla luce metafisica, di chiarire e stigmatizzare la complessità dell’assunto.

Percorso complesso quello della Picardi, ma che, nonostante le intermittenze, si presenta incredibilmente omogeneo per una concezione della pittura come prova alta di impegno prima di tutto personale, poi professionale ed infine affettivo, in una visione di continuità dal passato ma sempre verso il nuovo. Esempio calzante di questo modo di concepire la pittura è “Isola Tiberina” del 2004, giustamente premiato nella III edizione del Premio Nazionale di Pittura Città di Fondi. L’artista, che certo ha visto e meditato sulle varie vedute dell’isola, da quella quasi metafisica di Francalancia a quella dalle calde tonalità di Trombadori, ne offre una visione personalissima per le gradazioni di colore verdastro, così tipiche di tanta sua pittura, e per lo sguardo non immemore della moderna ottica grandangolare.

La pittura della Picardi è dunque pittura dell’oggi ma che vive l’oggi sottraendolo alla visione pop e trash per recuperarlo ai sentimenti di amore, di rispetto e di compassione. Ed è per questo che ci piace definirla con l’espressione “realismo sentimentale”. 

 

Stefania Severi  (gennaio 2005)

 

La qualità della pittura di Daria Picardi non può essere misurata sulla sua notorietà, o sul suo curriculum, essendo artista  che non ha avuto interesse ad esporre, ma sulla pittura stessa  presente nelle sue tele di ieri e di oggi.

Per questa ragione, una sua presentazione risulta avere caratteristiche immediatamente riscontrabili anche per lo spettatore o il crirtico, poiché ogni suo quadro dichiara non soltanto l’ascendenza alla pittura della cosiddetta scuola romana (e a Carlo Socrate, di cui è stata allieva, in particolare), ma anche la sua peculiare interpretazione di un modo del “pittare” che ha conosciuto grandi artisti dell’area romana.

  Predilige la figura e il paesaggio dove eccelle non soltanto per la capacità tecnica, ma soprattutto per l’afflato lirico con cui Daria Picardi riesce ad esprimere un sentimento delicato di atmosfere colte con intelligenza ed esposte con una cura che fa trasparire una sorta di interpretazione filosofica del soggetto che vuole dipingere. Nel caso del paesaggio, l’impegno dell’artista riesce a sviluppare con raffinatezza atmosfere romane colte sia nel loro insieme che nei particolari.

                                                                                                                                                                      

                                                                                                              Prof. Natale Antonio Rossi

                                                                              Presidente dell’Unione Nazionale Scrittori e Artisti, 2003

 

Una svista, nella cronaca scorsa sulla pittura esposta in via Panisperna, ha lasciato cadere una delle firme più intense da vedere, gustare: Daria Picardi unisce in convergenza di animo e stilizzazione, il paesaggio e la figura. Con vertici lirici, umani anche fuori dalla figura, sull’uso dei verdi. Teneri, sofferti. Anche serenamente allegri.

 

                                                                                                               Giuseppe Selvaggi  

                                                                                              Da “Il Giornale D’Italia”  (9 dicembre 1998)

[…] Daria Picardi denuncia apertamente la sua passione per le opere degli impressionisti ed in particolare per quelle di Cézanne, ma lo fa con estrema umiltà e senza che nelle sue opere si senta il peso di un retaggio forzosamente accettato.

Nelle nature morte l’artista utilizza forme rappresentative essenziali, il colore si integra con il segno nella ricerca di un effetto che è più un suggerimento che una descrizione puntigliosa delle caratteristiche  delle specie vegetali.

Ma dove la Picardi si esprime in modo più convincente è nei ritratti nei quali non vuole fare una riproposizione fotografica e neppure una calligrafica trasposizione sulla tela delle caratteristiche fisionomiche del soggetto, ma piuttosto cerca di cogliere le connotazioni esistenziali della persona ritratta.[…]

I ritratti della figlia e del marito sono per Daria Picardi un traguardo basilare nella sua esperienza pittorica, sono una pietra miliare nella sua evoluzione espressiva, sono opere che ne denunciano la completa maturità sia come pittrice che come psicologa.

[…] Forse proprio dal contrasto tra la staticità dell’atmosfera e l’intensità dell’espressione [….] tutti gli altri ritratti della Picardi, traggono il motivo più vero di validità; le immagini infatti emergono dalle tele senza leziosismi e senza difficili cerebralismi.

 

                                                                                                                                             Fiorello F. Ardizzon  (1998)

La severità dell’impegno figurativo e coloristico di Daria, non si esaurisce nella rappresentazione degli oggetti, caratterizzati da evocativi toni cromatici morandiani, bensì ad evidenziare un costruttivo lucido accanimento di superfici “apparentemente glabre”, come si intrecciano e si affollano i sentimenti che meglio sanno, richiamati dall’emozione, esemplificare,  strutturare la sua poetica costruttiva energia.

Disegni privati di un’artista schiva e colta a “spiare” l’ambiente familiare con la regola francese che corregge l’emozione attraverso gli strumenti e la definizione del segno della forma e del simbolo.

Tra scelte e diagrammi, tra paesistiche e lirismo naturalista, tra prospettive geometriche e costruzione coloristica verbale, in fuga da una coscienza espressionista alquanto manierata, della sua lirica scansione nel gran mare della psicologia, tra evocazione e tempo perenne dello spirito.

                                                                                                                               Alfredo Pasolino  (1998) 

 

Nella solita, familiare e squisita cornice di pubblico raffinato romano, animato dall’inconfondibile cordialità  del conte Luigi Zuccolo di Spilimbergo, direttore dell’elegante galleria d’arte D’Urso di via del Corso, è stata inaugurata il 18 u.s. una mostra internazionale allestita con dipinti di vario talento.

Tra i tanti partecipanti a tale rassegna d’arte pittorica v’erano Carosi, autore di paesaggi e vasi di fiori dipinti con gusto delicato in atmosfera azzurra; Alberto Cubi paesaggista naif; Cugini Tumiotto A. disegnatrice raffinata e pittrice schietta e sincera; Refice, autrice di dipinti surrealistici e acrobatici ricchi di passaggi tonali descrittivi; e dulcis in fundo Daria Picardi la pittrice più idonea a tale solennizzazione artistica, le cui nature morte così saporite  riproducenti frutta dette con linguaggio Socratiano sono state immancabilmente dalla sorte ingiusta scaricate in fondo alla sala d’esposizione ove le ho scorte per caso con mio vivo compiacimento.

 

                                                                                                                                             Generoso Romano  1970