PAGINA DELL'ARTISTA VALTER FIORANI

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Julia

 
   
   
Valter Fiorani nasce il 28 ottobre 1953 a Faenza,
dal 1963 all’età di 10 anni frequenta la scuola di disegno”Tommaso Minardi“di FAENZA con Maestri quali GAETA, MATTEUCCI, SAVIOTTI dove per 3 anni studia disegno a matita, copia dal vero,composizione geometrica, pittura e plastica ceramica.
Contemporaneamente studia musica e chitarra da autodidatta
Nel 1963 terminato il corso di disegno, all’età di 13 anni fonda la sua prima band
Dal 1969 musicista professionista in orchestre da ballo, night, spettacolo etc.
Nel 1974 si iscrive alla Facoltà di Architettura in Firenze
Nel 1978 affascinato dalla metafisica e dal surrealismo in particolare da Dalì inizia a dipingere ad olio su fondi sabbiati, donne-manichino in ambientazioni futuristiche
nello stesso anno compare su un catalogo d’arte e partecipa alle prime collettive e incontra i primi riconoscimenti.
Nel 1981 inizia a collaborare con studi grafici
Nel 1984 frequenta un corso di grafica pubblicitaria e illustrazione
Dal 1981 al 1998 Ha lavorato come grafico come free lance ed all’interno di agenzie pubblicitarie.
Lavorando a stretto contatto con illustratori ha imparato a conoscere l’aerografo e le sue potenzialità, mezzo che usa attualmente per la realizzazione delle sue opere.
Dal 2002 lavora esclusivamente con l’Aerografo
nel 2006 selezionato premio internazionale Web Color sezione pittura
nel 2007 invitato sul sito internazionale SAATCHI ON LINE GALLERY - LONDON
nel 2007 concorso 30x30 Trieste
nel 2008 concorso 30x30 Trieste
nel 2008 concorso internazionale di areografo Linea Rosa Ravenna
nel 2009 concorso Premio Celeste 2009
nel 2009 concorso Yicca 2009
 

CRITICA

Le infinite arterie della realtà conducono in zone inesplorate, luoghi dal respiro erotico che si aprono nell’ intimo creativo di Fiorani per nascere sulle rive dell’ iperrealismo. Spazio del desiderio che dipinge il fremito del preludio: donne bellissime, radiose, in pieno fulgore, gambe elegantemente, sinuosamente sollevate, labbra tumide come un piccolo fiore carnoso, e la musica della natura che incornicia le auree proporzioni. Senza rompere l’ unità cromatica di una natura incontaminata e silenziosa, l’ epidermide femminile come un fiume carsico accoglie la luce e ne plasma morbidamente gli effetti chiaroscurali, mentre un effluvio di piacere si anima nello sguardo

dello spettatore.

                                                          Antonella Iozzo

Valter Fiorani, di persona, come nelle sue opere, mostra di non aver mai dubitato del carattere autentico della pittura. Egli non è affatto polemico contro il Modernismo e le post-avanguardie perché non si pone neppure il problema della loro esistenza, non ha dubbi sul fatto che la pittura non possa essere sprecata nella gratuità.
Probabilmente si stupisce che ciò che gli sembra naturale oggi sia così alla moda, e che da qualche tempo si sia cominciato a proporlo come una nuova tendenza. Per lui la pittura non ha tendenza, è un linguaggio che consente di esprimere affetti, emozioni, pensieri. L’apparente oggettività della visione, immobile, l’esecuzione impeccabile, sono fattori che richiedono riflessione, che ci fanno, pur lentamente e coscientemente, entrare nel suo cuore.
Le opere di Valter Fiorani sono stati d’animo, sono il prodotto di una mente che ha sottoposto all’egida dell’ideale una passione insaziabile, e con ciò l’ha preservata da ogni volgarità, rendendola, se possibile, ancor più distillata e tormentosa.
Lungo discorso sarebbe quello dell’erotismo in un’arte contemporanea che configura i propri aneliti e le proprie suggestioni esattamente con Fiorani. Con la pittura del passato, è facile. La sensualità di Giorgione; la voracità di Tiziano, gli spasimi di Correggio; l’opulenza di Rubens; il segreto di Rembrandt; l’odore di garçonnier e di postribolo di tutto il settecento… Nella lontananza del mito, prosciugato quindi di dirette implicazioni realistiche, il desiderio è una delle rapsodiche, avvolgenti molle dell’arte che ci sta alle spalle. L’argomento ha una sua importanza. Nella fantasia contemporanea, l’erotismo, inteso come semplice e appagante desiderio dei sensi, è rarissimo. Nel momento in cui perde le garanzie della religione e della cultura classica, l’uomo d’Occidente sembra dimettere il “basico istinto” per la seduzione femminile.
Non è erotico l’Impressionismo, né il Cubismo, né il Futurismo, né la Metafisica, né il Surrealismo, né l’Astrattismo, né l’Informale, né la Pop Art, e tantomeno la pittura più vicina a noi. Quando il sesso entra da protagonista nella creazione come in Klimt, in Schiele o in Dix, lo fa per esprimere torture e tragedie. Ciò che rende così forte e distinto Valter Fiorani è, invece, il suo porsi come avido degustatore di eros naturale senza bisogno di rivolgersi a fantasie ritenute fredde e metodiche, formalisticamente intellettualizzate.
Occorre soppesare l’implacabile plasticità delle modelle dell’artista nato a Faenza e abbandonarsi con cuore libero alla prolungata sensualità con cui si distende il loro ventre, al languore con cui esso si apre nella violenza antropofaga delle cosce, alla maledizione perennemente esogena dei seni, all’energia di un’anca che si inalbera per seduzione e pigri richiami.
Evidentemente, da un paio di secoli l’espressione dell’Eros è più repressa che dichiarata, più tormentosa che felice, più vaneggiata che realizzata in corpore vili. Prendendo atto di un sintomo che è spia certa di malessere, lasciamo ad altri la spiegazione di un mistero che non è stato esattamente identificato neppure dai più celebri psicoanalisti del nostro tempo. Ma assolviamo il grande Fiorani, vivo, sanissimo proprio per la sua impossibilità di essere “normale”: ciò che, quasi sempre, significa scollacciato, cafone e, per ciò stesso, impotente a degustare i più scelti piaceri della vita e della bellezza.

Andrea Diprè