PAGINA DELL'ARTISTA MARIANO DAL FORNO

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La preda

 
   
   
Appunti sull'evoluzione della forma reinterpretata e riproposta nella sintesi di Mariano Dal Forno

In precedenti mostre ed incontri ho sottoposto la mia pittura alla valutazione critica e spontanea di esperti e giornalisti d'arte, ora mi sembra giusto porre alcune riflessioni personali. Infatti è consuetudine in queste occasioni essere commentati da un critico, ma è difficile trovare una persona che sappia giustamente mettersi in sintonia con l'artista senza scadere in un'inutile degnazione. Ritengo che la critica e la cronaca d'arte siano indispensabili per la crescita di un' artista e me ne sono valso tutte le volte che si è instaurato un certo rapporto di studio e di fiducia, che ha portato ad una onesta valutazione, divenendo un orientamento e uno stimolo per chi ricerca informazioni riguardanti le arti.

Mi rivolgo direttamente al visitatore occasionale e all'intenditore, al critico e al gallerista che avranno l'opportunità di leggere queste mie riflessioni.

Colore, tecnica e fantasia sono i parametri fissi entro i quali le mie immagini si muovono, determinate da una tecnica bidimensionale corretta nella forma e nella specificità del colore. Con queste parole, in una precedente presentazione, ho cercato un colloquio con chi attraverso le mie rappresentazioni ne era coinvolto. Dopo quattro anni l'immagine geometrico-figurativa, ha subito una naturale evoluzione, dove la struttura grafica e cromatica è andata verso una sintesi di forme e di colore.

Gli elementi compositivi, definiti da S. Maugeri neonaturalisti, si sono lentamente trasformati verso una chiarezza di fondo. Una analisi che ha ridotto e plasmato forme geometriche e linee curve. Il risultato è stato di un maggior approfondimento dell'uso del colore nelle sue scansioni cromatiche e di una ossatura formale che circoscrive e costruisce con aspetti grafici raffigurazioni, reinterpretate dalla mia fantasia.

La linea traccia sinteticamente le varie partiture legando come un filo gli elementi dell'immagine, divenendo essa stessa fondamentale. Ne è atto il suo divenire «contorno» bianco o nero, a seconda della luce che voglio imprimere, fino al tratteggio o al punto per poi ricostituirsi e ricollegarsi in un insieme logico. Il colore è piatto, pulito, rispetta le forme, ogni tessera rappresenta una nota cromatica che si imprime di toni ora caldi ora freddi. A questi rapporti affido la realizzazione e la struttura dell'idea, che nasce da un'intuizione o ispirazione di un fatto naturale o da un evento, che riportato nella sua struttura di sintesi genera con lo studio altre forme consequenziali, spesso geometriche. Tali forme non rifiutano l'identificazione con l'ambiente-natura perché da esso traggo spunto, ma rimane solo ciò che con la mia sensibilità sono riuscito ad assorbire in modo tale da ritrasmetterle rigenerate.

Si ottiene un insieme di modulazioni, di progressioni delle forme e delle linee, frutto di osservazione e produzione di immagini. Tutto ciò mira ad una duplice integrazione linea-colore: la linea diventa colore e rimarca i soggetti, il colore si scinde nelle componenti ricoprendo le superfici. Un tentativo che porta aspetti della grafica in pittura cercando un avvicinamento che possa giovare a livello espressivo. Una ricostruzione che tende a rivalutare il messaggio visuale della forma.

Sono convinto che non si debbano ignorare quelle esperienze dove l'immagine è stata scomposta, inventata, trasportata, ricostruita, distrutta, poiché tracciano la direzione di una scelta. Più diventa chiara questa scelta più si analizza, si penetra tra opposti equilibri. L'importante è non negare le altre esperienze, ma essere coerenti sapendo che più si raggiunge una chiarezza interiore e formale, più la propria ricerca sarà rafforzata. Il modo di esprimersi andrà così evolvendosi in una continua indagine avvalendosi di tutte le componenti della percezione visiva.

Non è semplice ridurre a un discorso chiaro le proprie intenzioni, ma mi è parso utile spiegare la mia pittura.

Con il dovuto rispetto per chi lavora nel campo dell'arte, lascio giudizi, valutazioni e critiche a chi ne ha la competenza. A me non resta che promettere un impegno per uno studio che ricerchi sempre nuove espressioni.