PAGINA DELL'ARTISTA MASSIMO BIGIONI

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"Massimo Bigioni è nato a Rieti, il 01/01/1959. Vive a Villa Carmine, Leonessa (Ri).

Sin da bambino dimostra attitudini e capacità artistiche, ma la sua vita per tanti motivi si incentra nel realizzarsi come uomo che materialmente guadagna e può tranquillamente pensare a crearsi una propria famiglia.

Si innamora molto presto di una donna che presto diventerà sua moglie, da questo amore nasce una stupenda bambina, che oggi è donna e mamma.

Trascorrono gli anni a prima vista molto felici e sereni..ma ad un certo punto la vena artistica irrompe nella sua vita..il coraggio di dare una svolta e cambiarla completamente…

 

 

 

 Così comincia a dipingere, con risultati eccellenti sin dalle prime opere realizzate. Ma essa non irrompe per caso; non si approda all'arte se non dopo un lungo itinerario di ricerca, di contenuti e di mezzi espressivi. La pittura vera, l'arte non è folgorazione istantanea, ma meditazione, non è casualità, ma impegno, studio e riflessione.

  La passione per l’arte è presente sin dalla tenera età, quando da autodidatta inizia a dilettarsi con vari manuali e libri da disegno. Da questo momento inizia lo studio della tecnica della prospettiva della luce, del chiaroscuro, che sperimenta in numerose opere. L’amore per i grandi maestri del 500-600, quali il Caravaggio, il Murillo etc. spingono l’artista verso uno stile verista, di testimonianza di vita …alla ricerca di una sua tecnica personale. 

  Inizia così, lo studio e gli accostamenti cromatici, tutti in funzione delle emozioni, dei sentimenti dell’artista che aggredisce le tele con il pennello tale è la sua forza.

 Dipinge con le mani quasi ad entrare dentro la tela…ogni opera realizzata è un nuovo figlio nato…cosi facendo la passione per la pittura si trasforma in necessità…necessità di voler testimoniare con il disegno il mondo contemporaneo filtrato attraverso le sue profonde emozioni e convinzioni. Ogni tela è un racconto da scrivere,da dipingere, uno specchio su cui riflettere la propria anima…ogni opera è il sentire, veder dell’artista riflesso su tela.

 Il suo essere uomo dei nostri tempi, di aver lavorato duramente, la sua montagna le sue aquile gli hanno permesso di conoscere ed indagare meglio questa nostra società le più intime angosce dell'esistenza, i drammi collettivi e individuali.
Bigioni dimentica davanti alle tele la visione inumana della vita e della realtà del nostro tempo, verso la montagna natia che con itinerario ciclico, lo riporta a quelle primitive emozioni terse e cristalline che sostanziano la vita dei veri artisti.

Oggi i pittori, come i poeti, sono tanti, ma gli artisti veri pochi. Massimo Bigioni è uno di questi. anni di studio del colore, approdando ad una interpretazione assolutamente unica che vede la natura come storia e metastoria attraverso personali accosta menti cromatici che ritraggono non solo le cose nella loro essenza vitale, ma soprattutto la luce che esse riflettono e ritraggono. 

Colori, forti, vivaci, intensi, unici, inimitabili, come l'emozione della vita stessa, restano impressi nella mente dei visitatori che osservano le sue tele. Forse perché la pittura moderna in rari casi è così significativa, forse perché pochi artisti contemporanei sanno esprimere, nel cromatismo, le emozioni, le sensazioni che accompagnano l'esperienza, sta di fatto che le opere di Massimo Bigioni sono molto vicine alla sensibilità di noi, uomini del Terzo Millennio, che lottiamo tra una miscellanea di aspirazioni, desideri spesso repressi, realtà inaccettate, miti che crollano, ideologie superate. Sarà per questo che le avanguardie, tra le quali si colloca artisticamente Massimo Bigioni, sono sempre apprezzate da tecnici e profani. … 

La sua produzione è fervida, è un'artista instancabile, interiormente ricco, che ha gioia d'esprimersi, che sa trasmettere carica positiva e fiducia.

Saper resistere alle impressioni visive e nel contempo creare quelle immagini che ci rendono appieno l'aura dei luoghi, anzi che evidenziano tutto il senso del reale, è uno dei tanti pregi della pittura di Massimo Bigioni. Con impareggiabili colpi di pennello e con impasti pieni di toni e di forza, ci fa assaporare quel senso di infinito così raro da poter recepire che  colma gli esseri di una pace soave e che portano ad asserire che quel sapore estetico presente solo negli occhi naturistici è dato cogliere e intravedere. Senza orpelli di maniera, sollecitata da una fantasia libera e sbrigliata, in Bigioni gioca con i colori un ruolo di alta poesia, di incantato lirismo che si stempera verso una spazialità oltre la quale si distende quel senso di fantastico che solo l'intensità cosmica riesce ad ispirare. Colore, soprattutto colore. Che sprizza, seduce e trascina la mente nei paesaggi esaltanti. Colore che crea e s'impone dovunque capiti, come la vita.

La pittura in Bigioni è un "phatos" caravaggesco alla ricerca di sensazioni d’impatto, di luce  dell'uomo quanto la natura si identifica con il pulsare della sua vita in una sorta di panteismo in cui creature e paesaggio erano un tutt' uno sullo sfondo di un orizzonte lontano che aveva sempre suggestivi richiami d'infinito. Sullo sfondo di una natura solare Bigioni si fa cantore del culto dell'uomo come uno spettatore ogni rappresentazione si impregna di contenuti di una religiosità cosmopolita. E' questa la fase più suggestiva e poetica dell'arte di Bigioni. Le sue tele; tutte intrise di colori tonali, ritraggono una realtà che non conosce la frantumazione esistenziale, la perdita di memoria collettiva, l'indifferenza per l'eterno e per il divino.

Le sue ultime opere, spaziano in un policromo vivacissimo che rivela la passione dell'autore impegnato, senza soste, in un processo artistico che è continua evoluzione e scoperta  del bello. Le opere fanno pensare che questo eccitante cromatismo sia un momento fondamentale di una evoluzione possente destinata a regalarci frutti sempre più importanti..

Alcune Personali che confermano i successi riscossi in Italia e fuori dove si è imposto accanto ad artisti di chiara fama internazionale. La sua è una pittura matura, tecnicamente sicura nell'uso sapiente e vivace del colore, ma soprattutto è una pittura che è giunta ad uno stadio di espressività notevole. L'artista non si nasconde ma con decisione trasmette il suo messaggio dalle tele, facendolo con prepotenza, tanto che il suo sembra quasi un grido, il grido di chi è convinto, ma anche un grido sofferto perché dare un messaggio di vita, di speranza o di pace nel mondo avulso e triste, dove viviamo, deriva da una sofferta presa di coscienza. … La spontaneità e la freschezza della vena artistica è la nota più gratificante del godimento che provoca ogni sua opera. I siti pittorici cari al Bigioni, sono i luoghi sacri,  i paesaggi della montagna, una realtà rurale che ben si presta ad essere rappresentata sulla tela, non tanto quale momento di riscontro del dato rappresentativo, quanto piuttosto per le suggestività che se ne possono ricavare. E su queste suggestività è impiantata la sua pittura che è caratterizzata da personaggi emarginati, umili, semplici, che vivono in piccoli borghi, osterie e strade.

Il suo è un connubio continuo tra l’Arte e la drammaticità della vita.

La tematica affrontata dall'autore, che potremo definire “NEOREALISMOESPRESSIONISTA”, parte da un presupposto interessante teso a coniugare realtà data e realtà immaginata, in un intreccio cromatico di grande effetto, non solo decorativo, ma soprattutto direi problematico là dove si individua la non mera imitazione del ripreso . … … E' una pittura dosata nel segno e nel gesto, è legata a fatti di cultura passata, ma di una attualità sconvolgente di chi ormai sa vedere l'essenza e i colori della vita senza cadere in facili decorativismi. Massimo Bigioni si pone con un discorso di iniziale intercessione che, partendo dal dato reale, via via lo rielabora, lo riassorbe, lo trasforma con profonda sensibilità fino a raggiungere qualcosa di determinante atta a gratificare l'interiorità soggettiva attraverso l'estetica ed il bello. …a rendere attuale il valore antico, vero quello eterno che dà la vita.

 

virgolette

Al II° festival internazionale dell’arte 109 artisti provenienti da 25 nazioni

 

 

 

dalla Redazione 
venerdì 29 giugno 2012 

 

Il “II° festival internazionale dell’arte per il dialogo e la pace tra i popoli e le religioni” tenutosi nei giorni del 13 e 14 Giugno 2012 a Roma, all’ambasciata irachena presso la santa sede, si è concluso da poco e già è ora di pensare al prossimo anno. L’evento, curato dall’artista Massimo Bigioni e patrocinato dai comuni di Leonessa e Greccio, ha visto la presenza di ben 109 artisti provenienti da 25 nazioni. Lo scopo fondamentale, di divulgare un messaggio di pace rivolto al mondo intero attraverso l’arte, è stato raggiunto, sostengono i due sindaci, Trancassini e Miccadei, intervenuti all’inaugurazione. 

Sua eccellenza, Habeeb Mohammed Hadi Ali Al Sadr, uomo molto colto ed illuminato, ha voluto fortemente che questo festival fosse rappresentato dall’arte, vale a dire pittura e scultura, arricchito ed accompagnato dalla musica, in un mix eccellente che ha affascinato tutti i presenti. I principi ispiratori, di impegno delle religioni a favore dei diritti civili e delle libertà, simbolo di pace e di dialogo fra i popoli, sono stati condivisi e ben rappresentati dal direttore artistico Massimo Bigioni, che da grande artista quale è, ha saputo dirigere in maniera eclettica ed impeccabile il Festival. 

Molti sono stati i plausi raccolti da entrambi i protagonisti. L’ambasciatore ha voluto sottolineare il grande valore che rivestono i colori, le pennellate, i giochi di luci ed ombre… ogni minimo tratto rappresenta un’idea, un valore… ogni volto parla di un evento, a sostenere l’arte come linguaggio universale di comunicazione di messaggi di dialogo e di pace. L’arte come rinascita, come luce dopo il buio, vissuto dal popolo iracheno e che ora vive una nuova era, quella della repubblica, quella del dialogo… della pace per ritornare all’antico splendore. 

Bigioni ha affidato il suo messaggio di pace citando un pensiero di un capo di una tribù indiana, cheyenne, Ichu, il quale diceva: «Non importa se un uomo vive in nazioni diverse, appartiene a diverse tradizioni, ha la pelle di colore diverso e diverse sono le religioni; dopotutto le religioni, portano tutte verso un grande messaggio d’Amore e di Pace. Tutti, quando ci svegliamo la mattina, abbiamo sopra di noi lo stesso sole, che ci riscalda... tutti abbiamo un unico Dio». La sua enfasi, con voce suadente ha commosso l’intera folla che è sfociata in un caloroso applauso; tutto, davvero molto commovente. L’uomo senza la Parola di Dio e il suo Comando, potrebbe diventare una forza di distruzione e di morte. 

La condizione materialistica di cui ne è preda egli stesso, sono rappresentate dall’avidità, dall’odio e dall’illusione che costituiscono le cause delle sofferenze, delle prevaricazioni e delle ingiustizie che affliggono gli esseri umani. Il superamento di questa condizione può essere fatta solo attraverso la cooperazione, il rispetto e l’abbandono dell’etica materialistica per vivere in un sincero atteggiamento del cuore con il richiamo alla fede e alla contemplazione del divino. Tutto ciò favorisce la pace con il rispetto delle libertà e dei diritti umani. La serata è stata condotta dalla sempre verde, Paola Zanoni. 

A rendere ancora più prezioso l’evento è stata la presenza del maestro Ennio Calabria, ospite d’onore, voluto fortemente da Massimo Bigioni, al quale è molto legato. A luci spente, l’ambasciatore, nel suo ufficio ha desiderato comunicare ai suoi stretti collaboratori il plauso di soddisfazione per l’evento e la sua ottima riuscita, «Tutti grandi professionisti e validi artisti». L’ atteggiamento mostrato è di speranza e di impegno a continuare nel fare questo Festival, di renderlo un appuntamento fisso, ogni anno per l’apertura della bella stagione. I principi ispiratori sempre più rivolti alla conoscenza e alla ricerca di un Credo comune, che possa andare incontro alle genti dei nostri tempi. 

Quindi aperture future verso i “diversamente abili”, verso gli immigrati, verso i deboli. Ha aperto la sua “casa”, la sua famiglia, al servizio degli altri offrendo il banchetto composto da cibi sapientemente preparati dalla moglie; per dare l’esempio che tutti dobbiamo fare qualcosa, mettersi a disposizione degli altri, comune intento al servizio del dialogo tra i popoli e le religioni, per un mondo migliore, libero… 

L’attuale contesto internazionale costituisce uno scenario molto preoccupante per i diffusi attentati alla libertà e alla pace. Gli attacchi alle varie Fedi del mondo da parte dei regimi, associazioni terroristiche, conflitti, persecuzioni stano sempre più recidendo quel legame che la parola stessa Religio (dal latino Legame), indica esserci tra Dio e la sua creatura più amata: l’uomo. La preghiera è già in se stessa una grande azione, ma ciò non ci esime dal mettere in atto comportamenti al servizio della pace. Lottare per essa è un dovere morale che non ci si può liberare, in quanto figli dello stesso Dio, nello stesso Creato… ”la pace attende i suoi Artefici”(Karol Wojtyla). 

Questi valori espressi attraverso il festival, erano già presenti nella lettera Enciclica di Pio XII, «Noi venerabili fratelli, ogni volta che vediamo oscurare il cielo sereno con nubi minacciose, ed incombere sull’umanità nuovi pericoli di conflitti, non possiamo non elevare la nostra parole per esortare tutti ad estinguere le discordie, a singoli cittadini, pubblicamente e sinceramente riconosciuti, com’è necessario….ci viene in aiuto la fede, la divina dottrina che ci lega tutti ad un unico Dio». «L’arte è la continuazione del sacro con altri mezzi, alla sua base c’è la gioia di vivere e la forza di volontà». 

Queste sono le frasi di saluto dei protagonisti del Festival della pace, con un arrivederci all’anno prossimo, con nuove idee e nuove forze da mettere in campo per raggiungere l’obiettivo comune: la pace dei popoli e delle religioni, con tanto ottimismo e spirito di squadra che ha avvicinato i due protagonisti e li ha resi amici.