PAGINA DELL'ARTISTA IVAN BONO

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Elevation  
   
   

 

Con Ivan Bono ci si trova di fronte a un artista che ha infinite cose da raccontare e raccontandole in ogni sua singola composizione, riesce a conciliare la sincerità della sua analisi, e la sua visione del mondo, con la singola pagina visiva densa di significati, che si svelano sotto gli occhi dell’osservatore senza mediazioni. Per in dono legato alla sua creatività Ivan Bono non può ripetere se stesso, concertado ogni suo quadro come il singolo foglio di un diario, dove partecipa agli eventi della vita che lo circonda attraverso una dichiarazione etica, ma senza mai scadere nella retorica dell’impegno.

Ivan Bono, da pittore squisitamente informale quale egli è, possiede dunque una idealità che si trasmette in ogni sua visione impaginata nel colore con frequenti tracce scritturali. Ma non bisogna farsi ingannare accostandolo a certe mode d’oltreoceano, in quanto è ben lontano da quella scrittura istintuale e selvaggiamente gratuita che contrassegna la pittura graffitista. Così l’immagine spiazzante di un cuore, che ricorre frequentemente nelle sue prove, quasi una firma, non si apparenta alle intenzioni ludiche di Haring e dei segni-segnali nella metropolitana newyorkese, ma piuttosto agisce come un avvertimento inquieto nel magma cromatico delle sue composizioni. Va perciò sottolineato il suo autocontrollo, che lo porta a esercitarsi in una manualità consapevole sia dei mezzi che utilizza, sia dei risultati che vuole conseguire.

Bono si attiene comunque alle linee guida e al gusto dell’Espressionismo Informale, quale si è delineato nella nostra area culturale europea, che da Emilio Vedova va fino a Antoni Tapis passando per Georges Mathieu, conciliando il museo del passato con l’estroversione giovanile fatta di sogno e utopia. Utopia pacifista, s’intende in Exit 2, dove non è improprio accennare a una sua esperienza in campo nella guerra del Kosovo: qui il contesto pittorico è un complesso di materiali e di tracce dure e e dolorose, persino esplicitamente funebri, come il segno nero e spesso a forma irregolare di croce che campeggia sulla composizione e la scritta ripetuta nel titolo. Citando esplicitamente la pittura murale appare anche una sagoma umana, solo un omino nero senza identità, un vago tentativo di sopravvivenza nell’annientamento totale. …..”

Da Paolo Levi, Republica

Ha esposto a Roma, Parigi, New York, Seattle, Berlino, Milano, Torino, Alba, Parma, Tokyo, Genova, Londra, Palermo, La Spezia, Treviso, Lecce ecc..

Presente nei musei di Seattle e Palermo

Publicato da Mondadori e molti altri

Presente alla Biennale di Lecce

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