PAGINA DELL'ARTISTA PALOMA ALMELA GARCIA

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Specie rara Me he dejado las llaves dentro  
     
     

Nata a Madrid (Spagna) il 05/09/1968.
Conclude gli studi nella scuola superiore presso il Centro Homologado Corazòn Inmaculado di Madrid nel 1986. Dopo diverse esperienze lavorative in campi lontani dall'arte, studia stilismo nella " Escuela de Diseño y Moda de Madrid ". Nel 1996 arriva in Italia, dove più tardi frequenterà l'Accademia di Belle Arti "Isadora Duncan" di Sanremo, laureandosi a pieni voti (110 e Lode) nel settembre 2007, con la tesi: "La moda illustrata - Immagini di Moda dal XIX secolo ai giorni nostri" - relatore: Alessandro Giacobbe

"Nonostante sia agli inizi della sua carriera ha già raccolto lusinghieri consensi critici per uno stile eccentrico, vistoso e colorato che ricorda tematiche caratteristiche della Pop Art anni sessanta" - Giornale LIBERTA' - Piacenza - 12 aprile 2008.

CRITICA

Il sottile fascino della comunicazione (im)possibile.

Il percorso artistico di Paloma Almela è stato relativamente accidentato. La sua personalità convinta l’ha portata all’affermazione di una cifra stilistica continua e di una ricerca di significati. Sotto il profilo tecnico ha fatto incursioni nel collage, ma la sua è pittura nel senso più solido del termine. Sa disegnare, sa dialogare con la realtà. La sua pennellata, la sua sensibilità alla figura ed al colore appaiono in costante perfezionamento, semmai possa esistere la perfezione. Però c’è attenzione, cura, passione. Sotto il profilo del significato, si dedica a percorsi tematici comuni, fino alla delucidazione creativa complessa. Ha degli artisti di riferimento, che dalla pop-art arrivano agli illustratori di moda, argomento della sua tesi di laurea presso l’Accademia di Belle Arti. Linea biomorfica e figura umana o para-umana non mancano nei suoi risultati. Il mondo onirico dell’uomo nella sua modernità è ora un tema di fondo del suo fare. Assume inoltre interesse il ricorso ad una forma di collage grafico di immagini, che, opportunamente combinate o sovrapposte, appaiono pregne di significati. Il processo formativo è legato ad un effettivo revival di una cultura pop reinventata con molto glamour, una eleganza più distaccata dall’invasiva presenza delle icone popolari, che peraltro occhieggiano. Personaggi dal cinema alla tela, oggetti dal banco frigo del supermercato ai nostri occhi, ma decontestualizzati in una squillante resa dimensionale, a campiture riconoscibili e definite. Ogni opera potrebbe avere una sua storia particolare, ed un legame concatenato a quella precedente. Piace soffermarsi sulle “Me he decado las llaves dentro”, una ricorrenza di situazioni in cui la figura femminile, bellissima ed incarnazione dell’eterno sensuale possibile, secondo i modelli odierni, è collegata a stereotipi che ogni donna vorrebbe incontrare, ma che potrebbe anche subire. L’uomo è percepito estraneo a questo percorso iniziatico tutto muliebre. Di assoluta pregnanza è poi il tema del telefono. L’opera porta un tema centrale, il telefono portatile che domina la vita degli Italiani più di tanti Europei. Ora va oltre la percentuale di possesso del televisore… statistiche, appunto, alla mano. Sembra la liberazione e infatti presenta un display con un favoloso cielo magrittiano, uno dei “repetita iuvant” di Paloma Almela. Però, però… ecco che le persone ormai si parlano da lontano e utilizzano anche i servizi per trovarsi, incontrarsi, amarsi o credere di farlo. Si può accedere ai sistemi (a pagamento) di relazione e incontro tra persone via telefono. Ormai. E allora ecco la donna che si allontana, suggerendo uno spazio esterno al quadro. E l’uomo a metà, l’uomo forte, in “tenue de ville”, scarpe di prammatica, posizione volitiva e dominate, ma tagliato a metà, come il Visconte Dimezzato di Calvino. Solo che quel Visconte ci vedeva bene, quest’uomo, ormai, non vede più il sentimento. Sentimento e passione che sono invece insiti nella ricerca di quest’autore che si fa sicuramente notare nel panorama contemporaneo.
"Alessandro Giacobbe"